IL CUCCIA

Il luogo più sicuro dove coltivare il dubbio

Anno II - Numero 31

Se non ci mettiamo in relazione con chi ci ha preceduto, siamo niente.

Cesare Picco

martedì 8 agosto 2017

Jobs Act: incentivi finiti e giovani ancora precari

Tra gli obiettivi del Jobs act c’era quello di ridurre la profonda segmentazione per tipologie contrattuali del mercato del lavoro, con i più giovani spesso assunti a tempo determinato. I dati sembrano indicare che i risultati non sono ancora arrivati

di Francesco Beraldi e Ivan Lagrosa

Valutare una riforma del mercato del lavoro è un compito complesso, che necessita di isolare l’effetto del provvedimento – nel nostro caso il Jobs act – dalla congiuntura economica. Un’attenta lettura dei dati ci consente tuttavia di osservare la direzione intrapresa dal mercato negli ultimi due anni.

Se guardiamo alla tipologia contrattuale con cui classi di età diverse sono impiegate, si vede come tra il 2013 e il 2016 la percentuale di giovani fra i 15 e i 24 anni occupata con un contratto a tempo indeterminato sia diminuita
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Macron, cambiare l’immagine perché nulla cambi

Il ritratto ufficiale di Emmanuel Macron: un capolavoro di centrismo, secondo la definizione di "Quartz"

di  Giorgio Mascitelli

La ricezione mediatica mainstream del recente successo elettorale del neopresidente francese Emmanuel Macron è un interessante documento ideologico della nostra epoca. Come è noto, Macron, un tecnico proveniente dal mondo bancario entrato a far parte dell’amministrazione Hollande, si dimette da ministro dell’economia del governo socialista circa un anno fa, quando ormai la sorte politica di questo è segnata, per candidarsi alla presidenza della repubblica alla testa di un nuovo movimento che vada aldilà delle tradizionali divisioni tra destra e sinistra. Il calcolo non è affatto sciocco
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Le parole terribili che si dicono ai bambini

Credere che i bambini non ascoltino è stupido, e credere che non capiscano lo è ancora di più. Tutto si riduce alla scelte delle parole

di Gianni Agostinelli

Giorni fa ero con mia figlia al supermercato e tra le file di scaffali abbiamo incontrato dei conoscenti. Marito e moglie sui sessantacinque anni. La signora si è chinata sorridente verso la bambina e le ha domandato: “Ti vende il babbo? Ti vuole vendere? Ti lascia qui?”. Senza ottenere risposta ha continuato a sorriderle, fissandola, per alcuni secondi. Poi si è tirata su, ha guardato me e ha detto “bellina che è”. Un attimo dopo non c'erano già più. A quel punto ho guardato la piccola e l'ho vista immobile, gli occhi spalancati sulla schiena di quei due e muta.
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Il diritto Usa: un Robin Hood al servizio del ricco

Nel paese più ricco del mondo esiste una povertà dilagante che, paradossalmente, aumenta al crescere della ricchezza della nazione. Alla base di questo fenomeno vi è il sistema giuridico statunitense, persecutore dei poveri prodotti dal sistema economico. Anche il diritto italiano starebbe incamminandosi verso questa direzione 

di Elisabetta Grande

Come è mai possibile che negli Stati Uniti, ossia nel paese più ricco del mondo, esista una povertà dilagante, che da più di quarant’anni paradossalmente cresce col crescere della ricchezza della nazione e di cui la destituzione umana dei troppi senzatetto di San Francisco o di New York non costituisce che la manifestazione più evidente? Perché in un paese in cui se la ricchezza fosse equamente distribuita ciascun adulto avrebbe più di 350.000 dollari a testa,
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martedì 1 agosto 2017

Renzi e quella strana idea degli investimenti esteri

Un modo fumettistico di intendere le vicende economiche e di mercato: esistono solo predatori e prede

di 

Per Matteo Renzi, Emmanuel Macron “sta facendo l’interesse del suo Paese”. Fare l’interesse dunque del proprio Paese significherebbe, per l’ex premier, evitare che Fincantieri, una impresa controllata dallo Stato italiano, acquisisca il 66% dei cantieri di Saint-Nazaire, rilevandolo fra l’altro da una società coreana.

In Italia, su questa questione si è aperta una bagarre incredibile. Qualcuno ha annunciato, senza nascondere un certo compiacimento, la fine della globalizzazione. Altri hanno, con l’occasione, previsto il crac dell’Europa. Da destra e da sinistra, si sono alzate voci preoccupate, richieste di ritorsioni esemplari, minacce di nazionalizzazioni a scopo punitivo. Spezzeremo le reni ai francesi?

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Il QI crolla in Europa

In soli dieci anni, fra il 1999 e il 2009, i britannici hanno perso 14 punti di QI (quoziente intellettivo), i francesi 4 punti, quanto gli italiani.

di Maurizio Blondet

A dirlo, la rivista scientifica Intelligence, specializzata in psicometria. Il dato, come diversi altri studi apparsi in questi mesi, conferma che, in generale, da una quindicina d’anni il quoziente intellettivo medio delle popolazioni occidentali sta calando vistosamente. Il calo è tanto più allarmante perché tutto il ventesimo secolo, al contrario, ha visto un aumento del QI medio in Occidente, forse a causa del miglioramento generale della salute e dell’accesso all’educazione. Un aumento lineare che si chiama “effetto Flynn”, dal nome del ricercatore neozelandese James Flynn che ha comprovato il fenomeno.
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Il Bundestag approva un programma nucleare europeo

Il dibattito sulla bomba atomica tedesca, come previsto, è stato insabbiato in vista delle elezioni federali di settembre; se ne riparlerà probabilmente con il prossimo governo. Tuttavia, lontano dai riflettori, prosegue la battaglia dei volenterosi sostenitori dell'arma atomica tedesca. 

Il Servizio Scientifico del Bundestag, su richiesta del deputato Cdu Roderich Kiesewetter, ha dato parere positivo: nel diritto internazionale non ci sono ostacoli legali che impediscano alla Germania di partecipare ad un programma nucleare europeo, anzi, sempre secondo il diritto internazionale sarebbe possibile una "condivisione nucleare" e il co-finanziamento di armi nucleari straniere.
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La crisi europea degli immigrati sta distruggendo la Svezia

Come riporta Global Research, la crisi dell’immigrazione di massa in Europa sta mettendo alla corda i Paesi europei, a partire da chi – come la Svezia – ha accolto troppe persone. Gli studi più recenti rivelano che, perché gli immigrati vengano integrati nel tessuto produttivo di un Paese, occorrono dai cinque ai quindici anni. Un peso enorme che va a gravare sulle economie di Paesi già penalizzati dall’assurda austerità euro-indotta.

di

Nel 2015, al culmine della crisi dei rifugiati, la Svezia ha accolto più immigrati per abitante di ogni altra nazione europea. Ma poi il 7 aprile di quest’anno c’è stato un attacco terroristico, in cui un Uzbeco – a cui era stata respinta la richiesta di asilo – ha rubato e guidato un camion per il trasporto della birra contro una folla di cittadini che facevano acquisti. Il risultato: quattro persone uccise e altre 15 ferite. La Svezia ha da allora cambiato rapidamente la sua politica sui rifugiati, a causa dei crescenti problemi sociali interni.
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martedì 25 luglio 2017

L'eurozona è condannata

L’euro ha prodotto divergenze tra i paesi dell’eurozona fin dal momento in cui è stato creato. Nell’attuale scenario di totale assenza di solidarietà intra-eurozona, i Paesi della periferia sono sulla traiettoria dell’uscita, ma in uno scenario ipotetico di trasferimenti interni sarebbero i paesi centrali a dover probabilmente uscire per ragioni di insostenibilità politica.

di James Salmon* 

L’eurozona è probabilmente destinata a crollare, non importa quanti tentativi vogliano fare la Francia e la Germania per cercare di salvarla: così avverte una delle più grandi banche di investimento del mondo. Un impiegato di alto grado della Bank of America Merrill Lynch ha detto che il blocco di paesi della moneta unica ha iniziato a cadere a pezzi fin dal momento stesso in cui è stato fondato quasi 20 anni fa. Nonostante diversi paesi tra cui Grecia e Portogallo abbiano ricevuto aiuti di emergenza durante la crisi finanziaria, i paesi più ricchi come la Germania non hanno affatto redistribuito la ricchezza in modo permanente verso i paesi più poveri dell’eurozona.
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Quando inizia l'autunno a Francoforte?

Ai giornalisti che chiedevano notizie sulla fine del Quantitative Easing Mario Draghi ha risposto che l'argomento non è ancora stato discusso. Però anche i mercati finanziari sono concentrati sul percorso di uscita, e questo rischi di rendere meno efficace la politica monetaria della Bce.

di Franco Pannunzi

La conferenza stampa di Mario Draghi del 20 luglio può essere riassunta in due espressioni usate ripetutamente dal presidente della Banca centrale. La prima è “Pazienza, persistenza e prudenza”. Draghi è partito dalla soddisfazione per i dati sulla crescita dell’eurozona (0,6 per cento nel primo semestre del 2017 che segue lo 0,5 per cento dell’ultimo semestre del 2016), ma ha ammesso che sull’inflazione la Bce non ha raggiunto il suo obiettivo di un tasso vicino – ma sotto – il 2 per cento.
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