IL CUCCIA

Il luogo più sicuro dove coltivare il dubbio

Anno II - Numero 39

Né anatemi né acclamazioni. Unica forma di libertà restò il silenzio.

Ghiannis Ritsos

mercoledì 18 ottobre 2017

Quante spine nel Rosatellum

Il sistema elettorale previsto nel Rosatellum non avvicina eletti ed elettori né valorizza i candidati locali. Anche le candidature plurime non sono una buona notizia. In più sembra davvero molto difficile che possa assicurare la governabilità

di Paolo Balduzzi

Il 12 ottobre 2017 la Camera dei deputati ha approvato il testo della nuova legge elettorale per Camera e Senato. Il testo passa ora al Senato per tentare la definitiva approvazione.
Il Parlamento accoglie così l’invito espresso più volte dal Presidente della Repubblica di superare un sistema elettorale diverso tra le due camere e, in entrambi i casi, frutto di sentenze della Corte costituzionale. Al di là di eventuali considerazioni politiche, quali la reale necessità del ricorso alla fiducia da parte del governo, del voto segreto o dell’opportunità di approvare una legge elettorale a fine legislatura, qui ci soffermiamo su alcuni dettagli tecnici,
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L'Europa a due velocità passa per il sacco di Roma

L’eurocrisi sta entrato nell’ultima fase e, guardando indietro, si può finalmente afferrare il grande disegno nel suo complesso: tutte le tappe salienti dell’Unione Europea, dal Trattato di Maastricht all’imposizione dell’austerità, passando per la demolizione della Prima Repubblica ed il sostegno alle forze secessionistiche, sono riconducibili ad un solo, coerente, obiettivo

di Federico Dezzani

La fondazione degli Stati Uniti d’Europa, allargati all’intero continente, è stata scartata da anni, sempre che sia stata mai presa seriamente in considerazione. Dal 2011 in avanti, si persegue la nascita di un nocciolo federale circoscritto a Germania, Francia e realtà minori. Il destino dell’Europa meridionale è il default e lo smembramento, così da annettere alcuni territori agli USE: l’uscita dall’Unione Europea è l’unica salvezza per Italia e Spagna.
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La partita Italia-Francia si gioca nel sud della Libia

Se venissero confermati gli incontri fra “delegazioni inglesi e francesi” con “alcuni capi dei gruppi armati nella città di Sabratha, a ovest della capitale Tripoli”, di cui hanno parlato i media libici, diventerebbe chiaro che vi siano dei giochi in corso tra Italia e Francia per estendere la propria influenza in Libia
di Vanessa Tomassini

«Milizie di opposizione del Ciad e le milizie di opposizione sudanesi, con alcuni mercenari istigati dai Tabbou e dalla Francia, stanno mobilitando grandi forze al fine di attaccare i campi petroliferi, raffinerie di petrolio, pozzi d’acqua, miniere d’oro; occupando molte città e organizzando l’immigrazione clandestina, nel sud della Libia». A dire queste cose è Ahmed, abbiamo deciso di chiamarlo così per tutelare la sua privacy. Ahmed, funzionario della sicurezza, scrive proprio da una di quelle città sul confine sud libico, dove la connessione internet è molto lenta. Parla senza tanti problemi di una «guerra che sta per scoppiare sotto l’egida dello Stato francese».
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Paradossi italiani: pochi laureati e poco pagati

L’Italia ha la metà dei laureati rispetto alla media degli altri paesi Ocse. E quei pochi hanno salari bassi. Un risultato dovuto alla preferenza per le facoltà umanistiche. Ma anche ai tagli a risorse e docenti registrati nell’università italiana

di Giorgia Casalone e Daniele Checchi

Laurearsi non rende. L’ultimo rapporto dell’Ocse Education at a glance evidenzia una serie di criticità riguardanti il nostro sistema universitario, molte note, alcune meno indagate.
Tra le più note, nel Country Note dedicato all’Italia si sottolinea la bassa quota di laureati nella popolazione adulta (18 per cento), la metà della media Ocse (37 per cento). Nonostante i notevoli progressi in termini di ampliamento del nostro sistema terziario, sintetizzati dall’aumento di 16 punti percentuali (dal 10 al 26 per cento) della quota di laureati sulla popolazione dei 25-34enni registrato dal 2000 a oggi, la distanza rispetto alla media Ocse si mantiene elevata (17 punti percentuali) anche nella popolazione giovane.
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sabato 14 ottobre 2017

Marcel Cerdan, il re dei tre continenti

Era un pied-noir, un francese nato in Algeria, dominio della Francia. Nato a Sidi Bel Abbes, sede della Legione Straniera, nel deserto, tra fortini militari e tramonti mozzafiato, il 22 luglio 1916, Marcellin “Marcel” Cerdan era l'ultimo di cinque figli. Ultimo e pied-noir: non sapeva ancora quanto avrebbe dovuto combattere per farsi valere nella vita. Mentre Albert Camus, pied-noir quasi suo coetaneo, avrebbe scritto, lui avrebbe fatto a pugni

di Melania Sebastiani

Il padre di Marcelin, Antonio, macellaio, si crogiolava nel sogno dorato del colonialismo francese organizzando incontri di boxe. Nel 1922 accettò la proposta di gestire un locale in Marocco e trasferì la famiglia a Casablanca. Fu lì, dietro il balcone del bistrot del quartiere di Cuba, in quell’atmosfera di gran bazar, medine e Rick’s cafés che il film con Bogart renderà celebre, che Marcel cominciò gli allenamenti. All’epoca aveva sei anni, a otto concluse il suo primo combattimento. Proprio nella sala del bistrot del padre. In palio avrà un paio di espadrillas, ma avrebbe preferito il premio di consolazione, una tavoletta di cioccolato.
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giovedì 12 ottobre 2017

Ancient Board Games in Biblical Gath

Archaeology is all about impressive ruins and beautiful artifacts. At least, that’s the impression you may get reading about the most prominent archaeological sites around the world. Often all you hear about are huge walls, deep trenches, and gold rings, but the ancient world also abounds with everyday, mundane objects, such as tools, toiletries, and toys

Such objects integral to daily life in the ancient world are discussed in the Archaeological Views column “Board Games in Biblical Gath” by Shira Albaz, Itzhaq Shai, Haskel Greenfield and Aren M. Maeir in the September/October 2017 issue of Biblical Archaeology Review, where the authors present fragmentary finds of gaming boards, playing pieces, and throwing knucklebones. Excavated at Tell es-Safi and dating from the Bronze Age, these homely pieces of baked clay and animal bones attest to the popularity of ancient board games in Gath, a Philistine city and hometown of the biblical giant Goliath in the land of Canaan.
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martedì 10 ottobre 2017

Le auto elettriche? Creano più CO2 di quanta ne evitino

Obama prima di lasciare la Casa Bianca andò a Berlino lasciando ufficialmente ai tedeschi lo scettro del globalismo. Grazie alla sua spudoratezza abbiamo capito chi è il team di globalisti che intenderebbe cavalcare per propri profitti questo nuovo trend globale: peccato che rispetto a quelli passati rischi di essere una enorme truffa

di Mitt Dolcino

Il prodotto che a buon titolo potrebbe rappresentare la truffa del secolo – in termini di danno marginale, non di vantaggio per la comunità – secondo me non mangerà il panettone del 2019. Parlo delle auto elettriche.

Pensateci bene, le grandi fortune si sono fatte dal 1850 in avanti cavalcando le grandi innovazioni: i trasporti, l’elettricità, il telefono, l’automobile, la catena di montaggio, i computer, le telecomunicazioni avanzate, internet, i biocombustibile. E tutte sono state amministrare dagli americani, con la buona collaborazione italiana dovrei dire. Una buona parte di dette invenzioni (telefono, computers, biocombustibili) sono state infatti intuizioni nostrane.
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Ma la Catalogna ha un futuro nella Ue?

Se la Catalogna lasciasse la Spagna, avrebbe meno peso politico in Europa e nel mondo? No, anzi avrebbe una maggiore influenza politica nella Ue. Certo, l’Unione potrebbe rifiutarsi di riammetterla tra gli stati membri. Ma è una minaccia poco credibile

di Francesco Passarelli

La crisi politica e istituzionale che si è sviluppata in questi giorni in Spagna con il referendum indipendentista della Catalogna è un altro esempio di come la globalizzazione aumenti la domanda di autonomia e la spinta verso la decentralizzazione.

Le ragioni furono spiegate nel 2011 da Alberto Alesina, Enrico Spolaore e Romain Wacziarg in un visionario articolo dal titolo “Economic Integration and Political Disintegration”. In estrema sintesi, la liberalizzazione degli scambi internazionali e la creazione di un nuovo ordine politico ed economico mondiale riducono i benefici dell’essere parte di uno stato nazionale di grandi dimensioni.
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La Polonia riduce l’età pensionabile

Come riporta Reuters, pare che nel mondo sia possibile essere un’economia più piccola di quella italiana, permettersi una propria moneta, crescere a ritmi del 3,9 per cento, fare politiche demografiche attive e addirittura abbassare l’età della pensione. Fortunatamente ci pensano gli austeri banchieri a ricordare a tutti il più grande pericolo per l’umanità, ossia che gli stipendi dei lavoratori crescano troppo velocemente. E che è proprio un peccato che certi governi tengano addirittura fede alle proprie promesse elettorali

di Marcin Goettig

Lunedì 2 ottobre la Polonia abbasserà l’età pensionabile, onorando una costosa promessa elettorale che il partito conservatore al governo aveva fatto, e andando controcorrente rispetto alle tendenze europee a incrementare gradualmente l’età della pensione, mentre le persone vivono più a lungo e rimangono più in salute. L’abbassamento dell’età pensionabile a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini è un provvedimento
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La Russia ha cancellato il debito estero dell’Urss

L’economia dell’Unione Sovietica non funzionava più, e negli anni Ottanta furono presi in prestito dall’estero molti soldi, che i russi hanno dovuto restituire da soli in circa 25 anni

di Ksenia Zubacheva

Il 21 agosto il ministero delle Finanze russo ha annunciato il rimborso dell’ultima tranche di debito estero ereditato dall’Unione Sovietica. L’8 agosto aveva fatto partire un bonifico da 125,2 milioni di dollari con beneficiario la Bosnia ed Erzegovina, per pagare delle merci in precedenza non saldate, importate dalla Iugoslavia ai tempi dell’Urss, cancellando così, finalmente, tutti i debiti storici.

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il debito estero era condiviso tra tutte le ex repubbliche che la costituivano. Ma nel 1993 divenne un problema solo russo, quanto gli altri Stati ora indipendenti decisero di non farsene più carico, abbandonando, in cambio, ogni pretesa sui patrimoni all’estero detenuti dall’ex Urss.
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