Il luogo più sicuro dove coltivare il dubbio

Anno II - Numero 39

Né anatemi né acclamazioni. Unica forma di libertà restò il silenzio.

Ghiannis Ritsos

martedì 13 dicembre 2016

La solitudine dei giovani elettori: ecco perché hanno votato no al Referendum

Il post-referendum procede rapido. Dopo le dimissioni di Matteo Renzi, il premier incaricato, Paolo Gentiloni, ha già iniziato le consultazioni. E presto presenterà il programma e la compagine del nuovo esecutivo. Tuttavia, conviene valutare bene il voto referendario, prima di riprendere a governare. E a fare opposizione. Insomma, a "far politica". Perché il risultato ha, sicuramente, "punito" Renzi, che, per primo, aveva "personalizzato" questo voto. Ma è difficile individuare il vincitore. Meglio "un" vincitore. Visto che i partiti del No sono diversi. Anzi, diversissimi... per storia, progetto, identità.

di Ilvo Diamanti

È impossibile, sulla base del risultato di questo voto, individuare una nuova e diversa maggioranza "elettorale". Conviene, invece, ragionare ancora - e di più - sul significato di questo voto. Da dove origina, che destinazione e che bersagli abbia. Oltre a Renzi. L'analisi del risultato ha già offerto alcune indicazioni chiare ed evidenti. Riguardo al "retroterra" - letteralmente - del No. Le radici territoriali del rifiuto, infatti, affondano anzitutto e soprattutto nel Mezzogiorno. Nel Sud il No ha, infatti, superato il 70%, nelle Isole. E vi si è avvicinato altrove.
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Conti pubblici: la pesantissima eredità lasciata dal governo Renzi

Non solo l'immobilismo sul fronte della crisi delle banche italiane (di cui ho detto QUI), ampiamente sottovalutata dal governo Renzi, e gli scarsissimi risultati sul fronte della crescita economica, nonostante condizioni esterne irripetibili; ma anche conti pubblici fortemente deteriorati in un ambiente connotato da scarse speranze sul fronte della crescita.

di Paolo Cardenà

Cosa lascerà la befana del presidente Renzi? L'Iva al 25% nel 2018 e al 25,9% nel 2019. Le mance elettorali contenute nella manovra sono state inutili considerata la vittoria del No al referendum costituzionale. Eppure le mance rimangono. Nel contempo rimangono due cose: l'azzeramento del deficit strutturale di bilancio nel 2019 e il rinvio dell'aumento dell'Iva.
Che significa? Che il futuro presidente del Consiglio (Renzi stesso, Padoan, Grasso o Franceschini) dovrà trovare 19 miliardi nella prossima manovra per il 2018 e 23 miliardi nella manovra per il 2019. Altrimenti scatteranno le clausole di salvaguardia. Dove troverà quei soldi? Facendo tagli oppure mettendo nuove tasse: infatti non potremo più rinviare l'aumento dell'Iva emettendo altro debito perché dobbiamo ridurre fino ad azzerarlo nel 2019 il deficit strutturale di bilancio. Vediamo come si è arrivati a questa situazione attraverso tre spunti.
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Il nuovo ordine liberale crea solitudine: cosa sta facendo a pezzi la nostra società

Si parla spesso delle disastrose conseguenze del liberismo per l’economia, oggi sotto gli occhi di tutti in Europa. George Monbiot in questo articolo su The Guardian mostra più ampiamente i risultati dell’ideologia neoliberale, che esalta la competizione e l’individualismo: il dilagare della malattia psichica. Per l’uomo, come per tutti i mammiferi sociali, il benessere è indissolubilmente legato alle relazioni con i suoi simili. Una visione del mondo che in ultima istanza produce solitudine, provoca sofferenze che oggi sfociano in una vera e propria epidemia di disturbi mentali

di George Monbiot

Un’epidemia di malattie mentali sta distruggendo mente e corpo di milioni di persone. È arrivato il momento di chiederci dove stiamo andando e perché.
Quale maggiore atto d’accusa potrebbe esserci, per un sistema, di una epidemia di malattie mentali? Eppure problemi come ansia, stress, depressione, fobia sociale, disturbi alimentari, autolesionismo e solitudine oggi si abbattono sulle persone in tutto il mondo. Le recenti, catastrofiche statistiche sulla salute mentale dei bambini in Inghilterra riflettono una crisi globale.
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Trump e i Balcani

Perché l'elezione a presidente Usa di Donald Trump potrebbe creare divisioni nei Balcani

di Vittorio Filippi

L’America, come si sa, ha votato. E conosciamo come. Sappiamo anche che ha bellamente ignorato ciò che Milan Panić scrisse alcuni mesi fa su Usa Today circa il personaggio Trump. Panić è uno che se ne intende di una certa antropologia del potere. Nel 1992, in una Jugoslavia ormai ridotta alla “Serboslavia” ed affondata in guerre e povertà, divenne primo ministro scontrandosi – lui idealista di cultura wilsoniana – con le bellicose strategie di Milošević.

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