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Anno II - Numero 43
L’ignorante afferma, il sapiente dubita, il saggio riflette.
Aristotele

martedì 28 febbraio 2017

Trump, la ribellione dell’élite e la crisi della democrazia americana

È trascorso un mese dall’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, eppure negli Stati Uniti si respira la stessa atmosfera torbida ed avvelenata che ha preceduto le elezioni dell’8 novembre. L’élite atlantica non ha riconosciuto il verdetto delle urne e si è ripromessa di stroncare la nuova amministrazione a qualsiasi costo. Gli Stati Uniti scivolano così ai livelli di un Paese sudamericano o mediorientale, suscettibile di destabilizzazione per mano della Cia, della magistratura e delle rivolte di piazza: l’impossibilità di defenestrare Trump con la procedura dell’impeachment apre la strada alla classica rivoluzione colorata. Solo con la prossima vittoria di Marine Le Pen, la politica anti-Nato e filo-russa di Trump potrà dispiegarsi pienamente.

di Federico Dezzani

La “normalità” appartiene al passato, o meglio, il concetto di “normale” andrà sicuramente rivisitato ed ampliato nei prossimi anni: il sistema euro-atlantico, “liberale”, “democratico” ed anglo-centrico, è entrato in crisi irreversibile dopo 70 anni di egemonia indiscussa, aprendo scenari ineditin un tempo impensabili. La divergenza sempre più ampia tra l’élite (liberal, mondialista ed interventista) e la base elettorale, ha prodotto quei populismi (nazionalisti, protezionisti e isolazionisti) che hanno sferrato all’architettura post-1945 il duplice colpo della Brexit e dell’elezione di Donald Trump, cui seguirà quasi certamente nei prossimi mesi la vittoria di Marine Le Pen alle presidenziali francesi.
L’impero angloamericano si sfalda mese dopo mese, trascinando con sé le certezze che appartengono ad un’epoca ormai tramontata.

Mai si sarebbe ipotizzata una Casa Bianca occupata da un presidente in aperta opposizione all’oligarchia atlantica, né che gli Stati Uniti fossero oggetto di quegli stessi strumenti impiegati per destabilizzare i nemici esterni e le province recalcitranti: scandali mediatico-giudiziari, rivoluzioni colorate, guerre psicologiche, etc. etc. Rappresenta una novità assoluta che l’establishment liberal debba combattere una guerra civile in casa, per reprimere una ribellione populista che ne mette in discussione la supremazia perfino “nella madrepatria”. Se la battaglia infuria nel cuore dell’impero, è facile immaginare che la situazione si farà presto ancora più caotica ed incandescente alla sua periferia.

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