Il luogo più sicuro dove coltivare il dubbio

Anno II - Numero 31

Se non ci mettiamo in relazione con chi ci ha preceduto, siamo niente.

Cesare Picco

martedì 14 febbraio 2017

Perché lo spread è tornato a salire

Si torna a parlare di spread. I tassi dei titoli di stato di Italia, Spagna e Francia aumentano rispetto a quelli della Germania – che anzi si riducono – in un clima politico che si fa sempre più rovente con l’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali.

Sono state, in particolare, le dichiarazioni di Marine Le Pen in occasione dell’apertura della sua corsa alla presidenza che hanno dato uno scossone ai mercati dei titoli sovrani. Che non sembrano aver particolarmente apprezzato le ipotesi di uscita della Francia dall’Unione Europea – e quindi dall’euro – e dalla Nato prospettate dalla candidata del Front National.
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Non è il libero commercio che favorisce i lavoratori

I dazi! I muri! Le guerre! L’avvento di Trump ha colto di sorpresa i commentatori, cui sembra strano che, dopo trent’anni e passa di diminuzione della quota salari, gli oppressi, non potendo cambiare musica, abbiano deciso di cambiare almeno il suonatore. Ne è seguita una slavina di non sequitur i quali, pur essendo esilaranti per gli addetti ai lavori, rischiano di essere fuorvianti per il pubblico. 

di Alberto Bagnai

Partendo dal dibattito, civile e denso di contenuti, svoltosi lo scorso 23 gennaio su Sky fra Sandro Trento e Claudio Borghi Aquilini provo a fare qualche esempio. Si è spaziato da Davide Ricardo, l’economista britannico che dopo le guerre napoleoniche si batté per l’abolizione dei dazi sul grano, a Donald Trump, che ostenta ben altre intenzioni. Trento sostiene che il libero commercio favorisca i lavoratori perché abbatte i prezzi dei prodotti di consumo. Di converso, quindi, i poveri verrebbero danneggiati dai dazi.
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Le conseguenze del No euro

Per fare scelte consapevoli, bisogna riflettere sulle loro potenziali conseguenze
Chi sostiene l'uscita dell'Italia dall'euro lo fa affermando che ne conseguirebbero due vantaggi: la possibilità di svalutare la moneta e dunque rendere le nostre esportazioni più competitive; il sottrarsi alle regole europee sul bilancio pubblico e quindi la possibilità di abbandonare la cosiddetta austerity. Si tratta in entrambi i casi di vantaggi impossibili.


di 

In base al trattati, un Paese che ha aderito alla moneta unica non può uscirne senza attivare l'art. 50, cioè senza uscire dall'Unione. Questo vorrebbe dire uscire dal mercato unico. Avremmo una nuova lira, o come altro la vorremo chiamare, che immediatamente si svaluterebbe rispetto alle altre monete, euro compreso. Ma le imprese non ne trarrebbero grandi benefici, perché contestualmente perderemmo l'accesso al mercato unico europeo, verso il quale sono dirette gran parte delle nostre esportazioni.

Dall'altro lato non potremmo fare a meno di continuare a comprare all'estero, al di fuori dell'Unione, tutte le materie prime che ci sono essenziali - pensiamo solo a gas e petrolio. La svalutazione farebbe aumentare il costo di queste importazioni non sostituibili. La nostra bilancia conmerciale peggiorerebbe, non migliorerebbe. E i prezzi interni aumenterebbero velocemente, riducendo il potere di acquisto di tutti coloro che vivono del proprio salario.
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Rifugiati, la grande ipocrisia dell'Unione europea

L’Unione europea benedice un altro accordo per bloccare il flusso di profughi e migranti dai paesi di transito. Eppure si dice paladina del loro diritto all’accoglienza. Comunque, anche in una fase di crisi economica, avrebbe tutto l’interesse ad attrarre persone giovani e desiderose di inserirsi.

di Sergio Briguglio

Profughi e diritti
Il 2 febbraio, Paolo Gentiloni e Fayez Mustafa Serraj, primo ministro del governo di Accordo nazionale della Libia, hanno firmato un’intesa finalizzata a bloccare il flusso di profughi e migranti che dalle coste libiche raggiunge l’Italia. Due giorni dopo, a Malta, l’intesa è stata benedetta dal Consiglio europeo.
Un accordo dai contenuti simili era stato concluso nel marzo 2016 con la Turchia e aveva prodotto una drastica riduzione degli sbarchi sulle coste delle isole greche. Al di là delle dichiarazioni, l’obiettivo principale di patti del genere è eliminare alla radice i problemi legati all’accoglienza di un flusso non programmabile.
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