Il luogo più sicuro dove coltivare il dubbio

Anno II - Numero 39

Né anatemi né acclamazioni. Unica forma di libertà restò il silenzio.

Ghiannis Ritsos

martedì 7 febbraio 2017

Globalizzazione addio, arriva il pragmatismo

L'ex candidato democratico Sanders elogia il Presidente americano mentre sfilano i contestatori nelle piazze americane. Finisce la globalizzazione, inizia un nuovo sincretismo ideologico: pragmatico.

di Maurizio Pagliassotti

Nelle ore in cui centinaia di migliaia di donne, e uomini, affollavano le strade delle metropoli statunitensi, manifestando così plateale repulsione verso il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ebbene, in quei momenti Bernie Sanders dettava queste parole: «Se il presidente Trump fa sul serio per nuove politiche che aiutino i lavoratori americani, sarei felice di lavorare con lui. Negli ultimi trent’anni abbiamo avuto una serie di accordi commerciali… Che ci sono costati milioni di lavori pagati decentemente e che hanno provocato una corsa al ribasso che ha fatto diminuire i salari dei lavoratori americani». Così, mentre il presidente miliardario sbloccava contrastati progetti infrastrutturali, dava il via libera all’industria dell’auto, bloccava ogni velleità ambientalista dell'Epa, sforbiciava i fondi per l’aborto, annunciava il via libera alla costruzione del muro con il Messico, ebbene mentre tutto ciò prendeva forma incassava il sostegno dell’alfiere della nuova, anche se ha più di settanta anni, sinistra mondiale.
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Avanti verso il passato

In meno di due mesi è cambiato molto, se non tutto, nel sistema politico italiano. Quantomeno, sono cambiati il percorso e le destinazioni che lo orientavano. 

di Ilvo Diamanti

Fino a pochi mesi fa si marciava verso un bicameralismo, finalmente, imperfetto. Con un Senato ridimensionato. Con poteri limitati. A sostegno di una democrazia maggioritaria e "personalizzata", per effetto dell'Italicum, una legge elettorale a doppio turno. Che, nella versione originaria, prevedeva un ballottaggio fra i primi due partiti, nel caso, probabile, che nessuno superasse la soglia del 40% al primo turno. Si trattava della soluzione finale del percorso "renziano". Passato attraverso la "personalizzazione" del Pd e del governo. Ma negli ultimi due mesi questo "viaggio" si è interrotto. Complicato da due incidenti.
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L'italianità e la pancia piena. Di Btp

Mentre attendiamo di sapere se Intesa lancerà l’assalto finale a Generali, malgrado i presagi di sventura sull’aggregazione che spirano forti dalle parti del Financial Times, ricordiamo una delle frasi con cui parte della nostra stampa ha accolto la notizia del probabile takeover del Leone triestino: “Generali ha in pancia settanta miliardi di Btp!”. 

Qualcuno ha raccontato, aneddoticamente, di come tempo addietro una aggregazione tra società di gestione del risparmio fosse saltata perché la parte estera chiedeva a quella italiana di ridurre drasticamente il peso dei Btp in portafoglio. Questa pare un’amena idiozia, nel senso che una Sgr non dovrebbe avere un eccesso di titoli di stato in portafoglio, se solo seguisse benchmark globali. Ma non divaghiamo. Difendere l’italianità di Generali, tra le altre cose, per quei 70 miliardi? In che senso?
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Chi vuole uscire dall'euro prima passi alla cassa

Se uscissimo dall’euro dovremmo ripagarlo? I problemi da affrontare sarebbero ben più complessi di quelli legati al suo rimborso. Gran parte dell’allargamento del saldo Target2 della Banca d’Italia si spiega con gli effetti del Quantitative easing.

di Andrea Terzi

Si è acceso un vivace dibattito in seguito alla pubblicazione della risposta di Mario Draghi a due europarlamentari che, nell’ambito delle loro prerogative, avevano domandato alla Banca centrale europea una spiegazione dell’allargamento dei saldi Target2, una valutazione delle conseguenze e come sarebbero regolati i saldi nell’eventualità in cui un paese lasciasse l’unione monetaria.
Non è la prima volta che il tema, squisitamente tecnico, suscita preoccupazioni e affanni. La questione ricorrente è se l’ampliarsi delle differenze tra i saldi dei vari paesi nasconda un rischio crescente che qualcuno alla fine dovrà pagare. In quello negativo e in crescita della Banca d’Italia qualche osservatore ha ritenuto di vedere l’indizio di una massiccia fuga di depositi e di una imminente crisi bancaria nel nostro paese. Ma come stanno veramente le cose?
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